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29

IV Biennale di ceramica nell’arte contemporanea

Cambiare il mondo con un vaso di fiori

IV biennale di ceramica
nell’arte contemporanea

Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti

Camogli GE

25 settembre 2010 – 9 gennaio 2011

 

Linde Burkhardt - Biennale della ceramica
Linde Burkhardt

L’esposizione itinerante della IV Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea approda alla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti di Camogli (nel 2011 sarà al Mudac di Losanna) per presentare la collezione di vasi prodotta dal laboratorio di progettazione e prototipazione di Attese Edizioni a partire dal territorio di antica tradizione ceramica di Albisola in Liguria (Italia), in collaborazione con artisti e designer internazionali.  

Albisola è un centro dalla secolare tradizione artigianale, nota come piccola capitale europea della ceramica grazie alla storica ospitalità e alla proficua collaborazione offerta agli artisti che nel corso del Novecento l’hanno resa famosa nel mondo, tra i quali Filippo Tommaso Marinetti, Nicolaj Diulgheroff, Bruno Munari, Arturo Martini, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Guy Debord, Asger Jorn, Pinot Gallizio e Wifredo Lam.

Il titolo scelto per questa esposizione itinerante della IV Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea, Cambiare il mondo con un vaso di fiori, apre a molteplici possibilità creative, ribadendo un destino dell’arte e del design fra le piccole cose e le grandi trasformazioni che si possono provocare anche con il battito d’ali di una farfalla, come scrive in catalogo Roberto Costantino, direttore artistico dell’esposizione.

L’eccezionale relazione fra la ceramica e le avanguardie artistiche del Novecento appare costitutiva del patrimonio culturale locale che oggi viene sviluppato dal laboratorio di progettazione e prototipazione della Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea, incorporando nella terra i beni immateriali del design, dell’arte contemporanea e dell’artigianato digitale, attraverso la combinazione delle tradizionali prassi sapienti delle botteghe artigiane con le più avanzate tecniche di produzione high tech.

Gli artisti e i designer di fama internazionale che sono stati invitati hanno reagito in modo innovativo e radicale alla proposta, rispondendo ognuno a suo modo all’appello di cambiamento attraverso interpretazioni insolite e tecnicamente ingegnose che spostano e sovvertono il senso del vaso.
Tutti gli artisti e i designer coinvolti hanno ripensato l’identità dell’oggetto e il suo potenziale valore artistico, concettuale e simbolico, proponendo inedite costruzioni scultoree che ridefiniscono e rinnovano il nostro rapporto col suo utilizzo, l’architettura
stessa del vaso e la sua relazione con lo spazio.

Paolo Deganello ad esempio, in 35 x 35 x un fiore, trasforma il vaso in un bassorilievo; Denis Santachiara con Qualc’uno, rovescia letteralmente l’umile vaso di coccio impreziosendolo, mentre Marco Ferrreri in Tre per Uno progetta vasi che contengono altri vasi e molteplici citazioni. Alexis Georgacopoulos, con Duetto, propone vasi minimali e al tempo stesso ludici, con stravaganti e utili beccucci e coperchi dalle forme essenziali ma dai colori squillanti. Hugo Meert, con Terrarist, fa sì che piccoli omini modellati in ceramica smaltata disintegrino l’opera dell’uomo – il vaso – arrampicandosi sulle sue pareti con piccoli martelli che ne scheggiano i bordi a frammenti, mentre Corrado Levi, con Flower, addirittura propone un progetto in cui il vaso è nascosto dal fiore.   

Altri artisti e designer come Alessandro Biamonti (Moribana), Lorenzo Damiani (Digital Flowers), Pekka Harni (Planet B), Donata Paruccini (Pluvio) e Alberto Viola (Scarabia) mettono in scena e fondono in modi inediti e imprevedibili, forme organiche e artifici futuribili. Florence Doléac, invece, con i suoi progetti XLS e Lolo, trasferisce i vasi dal consueto piano orizzontale dei tavoli alle verticali pareti dello spazio che li accoglie. Anche Adrien Rovero riflette sulla relazione fra i vasi e i loro abituali contesti di esposizione e con sottile humor progetta il vaso Borderline, dotato di un morsetto per poterlo posizionare ovunque, a partire dai bordi periferici dei tavoli.

Andrea Branzi, invece, con i suoi Cocci manipola i riferimenti storici riprendendo e combinando in modo straniante antichi modelli morfologici greci con immagini tratte dal campionario iconografico delle avanguardie del Novecento. Fernando e Humberto Campana con Tile Vase fanno propria la tradizione del ready-made attraverso il riciclo di semplici tegole che vengono modificate e congiunte con il midollino per creare inedite forme di vasi. Alessandro Mendini, con i vasi Tre sfere, realizzati in preziosi materiali come l’oro, il bronzo e il lustro nero, evoca le bolle di sapone che si compenetrano e si stagliano nello spazio come abnormi e fragili presenze. Linde Burkhardt in Tre per due divide i suoi vasi in due metà – ogni singola parte di vaso è come se fosse il doppio dell’altra – per dare luogo a libere composizioni nello spazio di competenza del fruitore che le può disporre secondo ordini provvisori e mutevoli.

Alberto Garutti invita gli spettatori a chiedersi Che cosa succede nelle stanze quando gli uomini se ne vanno? e decora la Giara, la Idria e la Tulipaniera della secolare tradizione ceramica di Albisola con la maiolica e il silicato di zinco – il colore bianco fosforescente che si vede solo al buio, quando lo spazio espositivo è chiuso al pubblico – per attualizzare questi vasi come dei fantasmi del passato. Martì Guixè porta in superficie la pratica combinatoria e innovativa degli elementi compositivi, già affrontata con successo nel suo food-design, usando le pareti esterne del proprio vaso Surfvase come superfici da decorare con i fiori che si inerpicano fra i manici e le corde di canapa che lo avvolgono. Simone Berti con le sue spettacolari sculture dedicate ai vasi da fiori, Pipe Dream, assembla tubi di terracotta, lastre di alluminio e polvere di marmo, presentando un mondo visionario che evoca una fantasmatica archeologia industriale.

Luca Vitone con Eppur si muove guarda alle culture di minoranza restie a far propri i modelli dominanti, recuperando il simbolo identitario delle comunità Rom – la ruota del carro – che viene trasfigurato in un vaso ondulato come una bandiera dai colori dell’ottocentesco movimento anarchico. Michelangelo Pistoletto promuove la progettazione collettiva dei Vasi-Specchio del Terzo Paradiso – una moltitudine di vasi che si riflettono gli uni negli altri per perdere i propri contorni e assumere nuove e infinite forme che celebrano la migrazione delle identità e la proliferazione delle differenze. Paolo Ulian per dare forma al Vaso Rosae arrotola su se stessi dei fogli di terracotta, miniaturizzando in un vaso, a forma di rosa, la monumentale tradizione scultorea minimalista, mentre Vedovamazzei in Reset azzera il vaso bucandolo in due punti, sul suo asse diagonale, per poi trafiggerlo con un fiore, così come una freccia un cuore.

I prototipi presentati dall’esposizione itinerante della IV Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea, Cambiare il mondo con un vaso di fiori, sono prodotti da Attese Edizioni in piccole serie numerate e firmate dagli autori.
L’espozione itinerante della IV Biennale di Ceramica nell’Arte Contemporanea viene ospitata dalla Fondazione Pier Luigi e Natalina Remotti a Camogli dal 25 settembre 2010 al 9 gennaio 2011, dopo essere stata presentata presso l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid-Ambasciata d’Italia in Spagna, per concludersi nel 2011 al mudac – Museo di Design e Arti Applicate Contemporanee di Losanna.

Ingresso libero

Orari:   giovedì e venerdì 15 .00 – 18.00
           sabato e domenica 10.30 – 12.30 / 15.00 – 18.00

Info:   Tel. 0185.772137    [email protected]

Fonte:   www.fondazioneremotti.it




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