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ott
20

Importante ritrovamento Etrusco a Montereggi

Eccezionale scoperta archeologica
a Montereggi
Ritrovata un’opera etrusca
di 2500 anni fa

Ritrovamento etrusco a Montereggi
Ritrovamento etrusco a Montereggi
Il ritrovamento è frutto del lavoro di cooperativa Ichnos, gruppo archeologico e universitari senesi. Ora si spera che un altro scavo nelle vicinanze dia risultati simili
Una scoperta archeologica unica, inestimabile, del periodo etrusco è avvenuta lo scorso 20 settembre nel parco archeologico di Montereggi, nel territorio comunale di Capraia e Limite. Per chi si attende che si tratti di un frammento di vaso o di una pietra si sbaglia di grosso. In questo caso siamo di fronte a un manufatto artistico intatto, conservato sotto uno strato di sette metri e mezzo di terra e venuto alla luce dopo circa 2.500 anni.

La campagna di scavo 2010 nell’area di quello che ormai si presenta come un centro abitato di importanti dimensioni e dalle caratteristiche “urbane” si è svolta nel mese di settembre con due importanti ritrovamenti. Nella zona operano la Cooperativa Ichnos, il gruppo archeologico di Montelupo Fiorentino e gli studenti dell’università di Siena coordinati dal professor Pino Fenu

La prima sorpresa è stata il rinvenimento, all’interno di una grande cisterna, già nota da tempo per appartenere ad una casa etrusca di notevoli dimensioni (oltre 400 metri quadrati) di una lastra in terracotta con la testa di una donna velata, realizzata in altorilievo. L’immagine femminile ha i capelli raccolti sulla fronte, e mostra due orecchini ed una collana nell’impostazione classica di queste terracotte architettoniche, secondo un modello noto già nel V secolo a. C. Il pezzo rinvenuto a Montereggi, per la presenza di volute in foglia d’acanto, può essere datato ad epoca posteriore, ed in particolare attorno alla metà del VI secolo a. C.

Si tratta di un elemento quadrangolare da fissare sull’architrave o sugli elementi rampanti del tetto di un tempio: la lieve rotazione del volto verso sinistra, chiarisce che era stata fabbricata per essere posta in posizione frontale, nella parte destra, rispetto a chi guardava, dell’architrave. La lastra figurata è stata rinvenuta sul fondo della cisterna, a 7,5 metri di profondità, ove evidentemente era stata depositata con cura. È probabile per gli esperti che l’opera fosse stata riposta nel pozzo, il quale aveva la funzione di raccogliere l’acqua piovana, come oggetto votivo volto a dare effetti benefici al suo contenuto. Quella cisterna era stata già scavata negli anni Ottanta, poi l’intervento era stato sospeso perché non era possibile proseguire in sicurezza il recupero dei reperti. L’opera sarà restaurata e finirà a dicembre nel museo archeologico di Montelupo Fiorentino come tutti gli altri ritrovamenti di Montereggi.

“La lastra architettonica – spiega Fausto Berti, direttore del Sistema Museale di Montelupo – giaceva sul fondo della cisterna: collocata sopra un letto di ciottoli bianchi, che avevano probabilmente la funzione di filtrare l’acqua captata dalla struttura ed era protetta da alcune pietre. Si tratta, quindi, di una deposizione rituale, grazie alla quale essa si è conservata pressoché integra. Alla figura, che potrebbe anche celare un riferimento ad Artemide – la dea dalla quale avrebbero preso il nome gli Artemini, gli etruschi di Artimino, nel cui territorio (chora) stava Montereggi – doveva perciò avere la funzione di proteggere l’acqua della cisterna. Abbiamo trovato un’opera simile ai Musei Vaticani, proveniente da Cerveteri. C’è la sensazione di una possibile connessione con i prodotti artistici della Magna Grecia che, in quel periodo, diffondevano l’incipiente gusto ellenistico. La rarità morfologica ed il suo eccezionale stato di conservazione fanno di questa lastra architettonica un ritrovamento di inestimabile valore per il territorio limitese e per le collezioni del Museo Archeologico di Montelupo”, afferma.

Ma la campagna di scavo condotta dal Museo Archeologico di Montelupo e dall’Università di Siena ha portato anche a scoprire tracce consistenti di un edificio templare, ben segnalate dalle basi di colonna e dalle murature che lo caratterizzano, oltre all’ampio spazio aperto sul quale si colloca, riconoscibile come la piazza (l’agorà) posta nel punto più elevato dell’abitato.

“La costruzione – prosegue Berti – è da riferire al periodo ellenistico poiché le sue fondazioni hanno restituito ceramiche di IV e III secolo a.C. E’ proprio la profondità della fossa entro la quale è stato costruito il muro perimetrale destro di questa struttura a segnalarci la sua probabile appartenenza ad un edificio di culto: l’ampiezza della fondazione, sconosciuta alle case private, serve infatti a contenere la spinta del grande tetto templare, caratterizzato da uno spiovente di circa dieci metri. Un ritrovamento simile ha meravigliato anche noi, anche se da tempo siamo consapevoli che l’abitato di Montereggi rappresenta un importante centro etrusco che, dall’apice della collina omonima si estendeva fino alla pianura, dove ora è la strada provinciale. Nel corso di un saggio effettuato nel 2008 proprio nei pressi di quella via di comunicazione sono infatti venute alla luce sotto circa 5 metri dall’attuale piano di campagna importanti accumuli di ceramica databili tra VI e V secolo avanti Cristo, tra i quali spicca una grande Oinochoe in figulina ed una Kilyx in bucchero, ora esposti al Museo Archeologico di Montelupo”.

E non è finita qui. “Esiste un altro pozzo a Montereggi di un diametro di soli 70 centimetri – spiegano Berti e Fenu – che potrebbe nascondere qualcosa di importante. Abbiamo visto che la buca è stata ricoperta con cura e la letteratura del settore ci insegna che di fronte a casi simili ci si è trovati a casi di occultamento voluto di opere. I nostri operatori e volontari non vogliono arrendersi e intendono arrivare in fondo. Ci auguriamo che ci siano nuove sorprese e che si possano convocare altre conferenze stampa come questa”.

“La concreta collaborazione tra i comuni di Capraia e Limite e Montelupo Fiorentino – prosegue Berti – unitamente all’azione di sostegno della Soprintendenza Archeologica per la Toscana, esercitata dal funzionario competente per territorio, dottoressa Lorella Alderighi e dell’Università degli Studi di Siena, ha permesso di ottenere questi importanti risultati, che si concretano anche nelle nuove dimensioni che adesso caratterizzano il Parco Archeologico di Montereggi, inserito recentemente anche in un percorso ben segnalato e dotato di pannelli esplicativi. Lo scavo è sempre un’opera collettiva: esso necessita dell’ausilio di persone in grado di dirigerlo e realizzarlo in tutti i suoi aspetti per cogliere gli obbiettivi scientifici che gli sono propri. Senza mettere in campo un’organizzazione museale ben radicata sul territorio è poi impossibile cogliere le molteplici opportunità culturali e sociali che offre l’indagine archeologica ad una comunità locale attraverso la valorizzazione delle testimonianze (strutturali e non) rinvenute”.

Oltre al professor Fenu hanno avuto un ruolo determinante in questa operazione gli esponenti della cooperativa Ichnos Lorenzo Cecchini e Andrea Violetti; Francesco Cini ha da parte sua consolidato e svuotato la cisterna, consentendo così il ritrovamento della lastra architettonica; infine Luciano Bellucci del Gruppo Archeologico di Montelupo non ha perso neppure un giorno di scavo. Insieme formano una squadra sperimentata che lavora a pieno ritmo per dimostrare definitivamente che la nascita di Limite sull’Arno sia consequenziale alla presenza sul posto del più antico porto fluviale ed il maggior centro della cantieristica interna dell’antichità toscana.

Altri ritrovamenti che troveranno posto nelle teche di Montelupo Fiorentino sono stati compiuti nella tarda primavera a Scopeti, nel comune di San Casciano Val di Pesa, e si riferiscono al paleolitico medio: si tratterebbe della prima presenza all’aperto dell’uomo di Neanderthal nel territorio provinciale fiorentino. Ad agosto, invece, a Bibbiani (territorio di Capraia e Limite) sono stati ritrovati dei materiali scavando quella che si pensa essere stata una capanna, riconducibili alla produzione emiliana e padana. “L’ipotesi – spiega il professor Pino Fenu – è che l’insediamento sia stata una colonia di persone venute da nord e non dall’Etruria meridionale a fondare il villaggio tra i periodi del bronzo medio e minore”. È affascinante pensare che in meno di un chilometro nel comune di Capraia e Limite ci siano due insediamenti storici, Bibbiani e Montereggi, così lontani del tempo: i ricercatori azzardano l’idea che possa esserci una correlazione, la quale potrebbe portare a capire meglio le origini del popolo etrusco.

Fonte:   www.gonews.it




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